Cartomanti o confidenti: quando la cartomante diventa un’amica, analisi psicologica del fenomeno

La cartomanzia, chi la definisce, studio dell’occulto, esoterismo, divinazione, chi addirittura scienza, sta di fatto che esiste e resiste sin dal Medioevo e le carte, lo strumento principe chiamate tarocchi, sono state utilizzate spesso come uno strumento divinatorio per poi passare al giorno d’oggi come strumento di studio della persona cercando di prevedere gli accadimenti futuri.
I Tarocchi vanno quindi letti ed interpretati per dare risposte su accadimenti futuri, risposte non univoche ma sibilline per far si che la previsione comunque sia quella corretta.
Le Cartomanti oggi le trovi ovunque, per strada con sedia e tavolino o veri propri studi di Cartomanzia ubicati in uffici ma soprattutto oggi la Cartomanzia la trovi al telefono con i più svariati siti che pubblicizzano le varie operatrici cartomanti.

Non manca chiaramente chi non ci crede, relegando la Cartomanzia e le Cartomanti nel “cassetto” della cialtroneria.

Ma qui oggi non stiamo a giudicare questo enorme settore che esiste e resiste nel tempo, vogliamo parlare, analizzandolo, del fenomeno più moderno dove la Cartomante Sensitiva si trasforma in ruolo di amica confidente.

Innanzitutto partiamo dal presupposto che noi umani siamo sempre più soli, immersi nel quotidiano con i suoi problemi, allontanati dalla “tecnologia di comunicazione” che se da una parte ci fa sembrare più “social e più fichi” dall’altra in effetti ci ha fatto dimenticare il vero rapporto umano fatto non solo di chiacchiere ma di sguardi, espressioni, emozioni, profumi e quant’altro.
Oggi, è innegabile, siamo sempre più soli perché sempre più immersi ed assorbiti da questa “tecnologia social” che se vediamo bene è diventata come una droga.
Oramai il reale è relegato in un angolo buio e questo è il vero dramma di oggi, non solo in casa siamo assorbiti da una moltitudine di notizie via web e quindi anche via smartphone, sempre più spesso si vede gente passeggiare chattando al telefono con il capo chino per digitare frasi che poi non hanno alcun senso, perdendosi momenti ed immagini paesaggistiche uniche ed irripetibili.
La vita “social” è una drammatica ripetizione all’infinito di frasi fatte ed inutili, ne siete d’accordo?

Siete d’accordo nell’affermare che la nostra solitudine non è una scelta ma una imposizione di questa malattia tecnologica?
Potrebbe benissimo definirsi una perversione sociale che di sociale ha solo il termine,  un titolo fantasioso che sta ad indicare una scatola vuota chiamata “Social” .

Donne, uomini, ragazzi, ragazze non sono più capaci di approcciare “umanamente” ma solo attraverso lo strumento tecnologico.
Dal “vivo” sono impacciati, imbranati mentre dietro un whatsapp, un Facebook e via dicendo diventano dei leoni ruggenti, simulando quello che vorrebbero essere e che certamente non sono.
Potremmo parlare all’infinito ed in negativo di esempi di questo “fenomeno sociale”.

Insomma noi tutti viviamo in solitudine pensando invece di non essere soli anzi, di avere tanti amici;  questo purtroppo il fenomeno dei “social network” che ci riempie il cervello di like e di aforismi, notizie e notiziole, diventando dei voyeur senza renderci conto, cosa ancor più grave, che lo siamo solo di noi stessi, pubblicando foto, pensieri, selfie per poi rivederceli soddisfatti e compiacenti.
Poi quando di colpo ci accade un qualcosa di vero, un semplice problema reale, una problematica sentimentale, li proprio in quel preciso istante, zac!, ci accorgiamo, stupiti, che siamo soli; i like, i selfie, i 2800 amici non servono a nulla, non sono che il nulla e svaniscono coperti dalla coltre di paura e confusione.
Non sappiamo come reagire, come comportarci, a chi rivolgerci, siamo solo presi dallo sconforto e dallo smarrimento puro.

Immediatamente vogliamo rivolgersi allora a qualcuno di reale che ci ascolta, ci capisce, ci consiglia; allora ci rivolgiamo a chi? Ai nostri genitori?
Se siamo giovani?  Loro troppo distanti per capirci.
Se siamo maturi?  Loro troppo anziani per ascoltarci.
Le sorelle e i fratelli, neanche a parlarne non si ha il minimo coraggio di aprirsi a loro.

Ma non è questo il punto, e facciamo un gioco; immaginiamo una ipotetica donna che si trova in difficoltà ed ascoltiamo il suo pensiero facendo finta che parla tra se:

“Perché tu non ti rivolgeresti mai ai tuoi genitori o ai tuoi fratelli (che tra l’altro sarebbero gli unici a consigliarti bene e solo per il tuo bene), tu cerchi una amica una confidente ma poi ti accorgi che anche la tua amica non ti soddisfa, non ti ascolta oppure, ancor peggio, ti rendi conto che non saresti completamente sincera con lei nell’esporti e nell’esporre il tuo problema.”

“E allora?
Vado dagli amici di Facebook, ti parte subito una grossa ed amara risata.
Caspita a chi cavolo mi rivolgo? Voglio parlare, voglio esternare, voglio sfogare i miei problemi scevra da qualsivoglia condizionamento.
Apro il cellulare alla ricerca affannata di qualche amicizia che possa ascoltarmi, Marco, Patrizia mare, Deborah palestra, zio Tonino ecc.
Marco? Neanche a parlane, ci provò con me.
Patrizia mare? E che gli dico che ho problemi d’amore con il suo ex?
Deborah palestra? E’ una stupida che si sente una strafiga.
Zio Tonino? Ah ah ah!

Ho trovato, caspita ho trovato, girovagando per internet mi sono imbattuta in una pubblicità di una cartomante ecco è lei che fa per me la chiamo subito sperando di trovare la persona giusta si proprio una brava cartomante al telefono, magnifico!
Poi posso dirgli tutto e veramente tutto sinceramente tanto non mi conosce!”

Ecco, come da titolo, questa simulazione di pensiero spiega la funzione della Cartomante confidente, come amica.
Questo è il ruolo moderno oggi della figura della Cartomante, in pratica è andata a sostituire gli amici che non esistono più ed è quindi andata a colmare quel ruolo di confidenti che tutti una volta avevamo ed eravamo.

Oggi chi si rivolge alla Cartomante è una persona sola che ha bisogno di confidarsi con qualcuno ed il suo ruolo è perfetto per molteplici motivi chiaramente tutti psicologici.

Innanzitutto è una persona estranea che per sua professione è capace di creare una immediata empatia tale da far aprire completamente il suo interlocutore e renderlo sincero nell’esposizione dei suoi problemi e dubbi.
La cartomante, essendo almeno inizialmente una perfetta estranea, fa si che chi ha dei problemi glieli esponga i maniera completamente sincera, vi ricordate più in alto l’ultima frase della donna che abbiamo simulato? “Poi posso dirgli tutto e veramente tutto sinceramente tanto non mi conosce!”

La stessa persona, che si rivolge alla cartomante, si sente libera di dirgli le più profonde verità, sapendo di non trovarsi di fronte ad un amico o conoscente quindi si apre completamente e sinceramente a lei, non ha paura ne vergogna di dire proprio tutto anche il suo più profondo intimo.
Questa situazione, vogliamo dire psicologica, già di per se le da una grande soddisfazione e quasi liberazione, si sente sincera, pura, sa di non prendersi in giro nel raccontare mezze verità.
Poi col tempo si instaura un rapporto vero e proprio tra Cartomante e “cliente”, un rapporto bellissimo fatto di complicità e fiducia tale da portare il cliente ad una sorta di vera e propria dipendenza, chiaramente stiamo parlando di Cartomanti intelligenti e di cultura che riescono ad infondere sicurezza e dare veri ed efficaci consigli, è proprio il successo sul campo a portare poi alla dipendenza.
Qui, quindi, il ruolo della Cartomante esce dal piano della cartomanzia per entrare in quello della consigliera confidente con anche un certo grado di preparazione di psicologia.

Ci sono persone che nella Cartomanzia, così intesa, vedono la sua vera amica e non gli chiedono soltanto la risoluzione di problematiche varie ma anche consigli nell’ambito affettivo fino ad arrivare a domande più futili e prettamente pratiche del tipo:

Oggi devo uscire con lui e mi porterà in un ristorante elegante, cosa mi consigli di mettermi?
Sono stata secondo te troppo esuberante? Ho notato che si è irrigidito quando ho tentato di abbracciarlo.
Sono due giorni che non mi chiama come devo comportarmi? Mi sento una stupida ma non riesco a non sentirlo.
E via dicendo.

Questo il ruolo della cartomanzia oggi, quindi sempre più rivolto alla figura di confidente a 360 gradi, un po’ come una volta, specie nelle piccole città e paesini, ci si rivolgeva al farmacista, al medico, all’avvocato non solo per questioni prettamente professionali di queste figure ma anche per semplici consigli, ci si rivolgeva alla cosiddetta “intellighenzia” per risolvere problemi quotidiani, dei figli, del lavoro e chiaramente anche dell’amore.

Poi per carità rimane immutata la figura classica della Cartomante, di colei che legge il futuro con le carte, molte sono le persone che apprezzano questa figura e che chiedono specificatamente la lettura dichiarando i loro dati:
nome
data di nascita
nome della persona da consultare
Qui la Cartomante mischia le carte e le fa scivolare una ad una chiedendo alla cliente di dire stop, segue una attenta lettura dei tarocchi e la conseguente risposta.
Il  “ruolo vecchio” della Cartomante è più un ruolo da indovino piuttosto che un aiuto vero e proprio, un consiglio.

Noi crediamo invece che il nuovo “modus operandi” della Cartomanzia si più vincente e sempre più richiesto perché, come già affermato, va a colmare una brutta lacuna della nostra modernità:
la solitudine imperante.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi