Cosa spinge una donna a diventare una escort?

Lo chiamano “il lavoro più vecchio del mondo” e in effetti nel corso del tempo non si ha memoria di un momento in cui il sesso a pagamento non sia esistito.

Certo, annessi e connessi si sono avvicendati nelle epoche, ma ai giorni nostri cosa spinge una donna a diventare una escort?

Innanzitutto, VIA I PRECONCETTI!

Qualcuno di voi ha ancora in mente la vecchia storia per cui una donna sia costretta a prostituirsi, magari subendo le violenze di un brutale pappone?

Oppure che le escort arrivino dall’est o dal sud del mondo e si adattino al marciapiede perché non hanno altra scelta?

Sbagliato. O meglio, non è sempre così.

Liberate la testa da questi preconcetti perché la realtà è che la nuova generazione di escort sceglie consapevolmente questa attività.

Certo, a volte per la morale comune è difficile accettare che l’escort sia una professione, eppure è proprio così: chi sceglie in tal modo, offre un servizio esattamente come chi vende abbigliamento o assicurazioni, solo che il prodotto in questione è il proprio corpo.

 

QUESTIONE DI SOLDI

Nel 90% dei casi delle donne che scelgono di diventare escort, alla base della motivazione c’è la situazione finanziaria.

Un impiego venuto a mancare ma un mutuo ancora da estinguere, oppure un figlio da mantenere e un compagno che se n’è andato, o ancora i risparmi finiti e nessuna risposta ai curricula inviati: la scarsità economica porta diverse donne, che non trovano altre alternative, a intraprendere la strada del sesso a pagamento.

Ma non pensate solo a marciapiede o vicoli bui: la società della comunicazione continua infatti, apre le porte a nuove modalità di informazione, procacciamento di affari e location.

Tanti infatti sono i siti e i social appositamente dedicati, dove le escort possono aprire profili, postare foto e immagini e organizzare appuntamenti come, dove e quando vogliono. Oramai le escort sono presenti in tutta Italia: ci sono escort a Torino, ecome anche escort firenze o le escort di Bologna e perfino le escort Bergamo e a Palermo, città del sud, quindi oramai il fenomeno non conosce confini regionali.

Molte escort ricevono in casa: generalmente per esercitare i servizi, affittano piccoli monolocali oppure – attraverso i siti appropriati – trovano camere a pagamento.

Stabilita la location, come tutti i professionisti, programmano un’agenda e accordano tariffario, prestazioni e regole.

Tante di loro, iniziano la vita da escort pensando di arrotondare o promettendosi sia per un periodo limitato, ma poi quasi tutte proseguono a oltranza nel tempo.

Perché? La loro risposta è semplice: ” quando cominci a notare che per un lavoro di impiegata o commessa, devi spaccarti la schiena per 1000 euro al mese, e ti rendi conto che liberandoti dall’imbarazzo iniziale, tu ne guadagni altrettanti in una settimana, non riesci a tornare al lavoro standard”.

 

RISCATTO PERSONALE

In una percentuale inferiore di casi invece, la scelta è determinata da un background personale particolare: donne che hanno subito violenze domestiche, costrizioni e obblighi sessuali, ad un certo punto decidono di scappare da questi rapporti (familiari, in genere) borderline e utilizzare in maniera consapevole il proprio corpo dapprima sfruttato.

È una forma di riscatto personale, che le fa uscire psicologicamente dalla gabbia della costrizione: è vero che perseverano nell’impiego della loro intimità ma lo fanno per scelta, libere di organizzarsi e di dettare le loro condizioni.

 

SEX WORKERS

Professioniste del sesso, “sex workers” per utilizzare il linguaggio moderno: sono la dimostrazione della libera scelta di essere escort per mestiere.

In realtà, sin dagli anni sessanta esistono associazioni che si battono per la libertà di esercitare tale mestiere e nel 1985 nel primo Congresso nazionale ad Amsterdam (ricordiamo l’Olanda come uno dei Paesi più liberali a riguardo) venne stilata la Carta internazionale dei diritti e doveri delle escort per scelta.

In questa visione consapevole e liberale, possiamo attribuire un valore molto femminista: la scelta di essere lavoratrici del sesso diviene infatti un’affermazione di autodeterminazione e liberalismo personale della donna che si oppone al pensiero obsoleto per cui la prostituzione è sempre e solo sinonimo di costrizione.

Anzi, osservando proprio come le sex workers rivendicano diritti e doveri, si può constatare come sia un libero arbitrio assoluto, che contrasta proprio la prostituzione obbligata.

Decidere di essere escort assume l’idea per cui si diviene professioniste del settore: perché osannare solo una porno attrice, ad esempio, e stigmatizzare una lavoratrice del sesso?

In questa ottica, tale scelta non è altro che espressione della sessualità umana che si declina in una modalità esistita da sempre, e me vuole ottenere il riconoscimento sociale anche per poter predisporre di diritti e doveri.

 

Bisognerebbe semplicemente smettere di giudicare, poiché sappiamo che la legge di domanda/offerta del sesso a pagamento è vecchia come la notte dei tempi; prenderne coscienza potrebbe aiutare a esorcizzare la questione e magari anche a regolamentare con tasse, contributi e controlli sanitari e di tutela coloro che sono sex workers per scelta.

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